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Il giorno in cui Riccardo ha messo tutto sul tavolo

Giu 19, 2025 | Immobiliare, Investimenti Finanziari

Giovedì 5 giugno, Monza, ore 13:00

«Grazie per essere venuto, Flavio. Ho scelto quest’ora con criterio. Così siamo tranquilli: niente telefoni, niente interruzioni.»

«Hai fatto bene. Alle 13:00 il mondo rallenta. E possiamo parlare davvero

Si siede, mi guarda un attimo in silenzio. Poi parte, senza giri di parole.

«È da due anni che tengo 400.000 euro fermi sul conto. E ogni volta che ci penso mi viene da ridere… o da prendermi a schiaffi. Dipende dai giorni.»

«Non sei il solo, Riccardo. Ma se oggi me lo dici così, è perché dentro qualcosa si muove. Forse è il momento di mettere ordine.»

«Sì. È come se avessi aperto gli occhi di colpo. E quello che vedo… mi dà fastidio. Do risposte, più o meno sensate, a tutti. Poi le mie cose vanno in cavalleria. Tanta roba lì, ferma. E intanto il mondo cambia in fretta

«Succede spesso. A chi ha tanto da gestire, ma poco tempo per sé.»

E' proprio questo

Ho una montagna di cose in testa, ma nessuna chiarezza.

Con lo studio abbiamo appena acquisito un nuovo immobile per allargarci. Mia figlia ha avuto, da pochi giorni, il posto fisso in ospedale. Dopo anni di tirocini in giro per l’Europa.

«Buone notizie, ma anche nuove responsabilità.»

«Esatto. Ho un patrimonio immobiliare ben rifornito. Ho tutto in testa, più o meno sotto controllo. Ma mi manca la serenità. Corro, corro… e mi chiedo: cosa mi sto perdendo? Cosa potrebbe succedere se tutto questo sistema si inceppasse?»

«Allora iniziamo da qui. Senza fretta. Ma con decisione.»

Rimando. E lo so.

«Allora… provo a raccontarti. Un pezzo alla volta.»

Si ferma un attimo. Lo sguardo non è perso, è dentro. Sta tirando fuori, non per lamentarsi, ma per fare ordine.

«Viviamo all’ultimo piano, in pieno centro. Bello, comodo. Il classico posto dove dici: qui è il posto ideale per vivere. Poi ci sono due appartamenti. Uno in città, zona semicentrale. L’altro più fuori, vicino alla tangenziale. Li ho presi anni fa. Occasioni buone. Però non li affitto. Ci penso ogni tanto, poi lascio stare. Restano lì. Silenziosi.»

Un attimo di silenzio. Il cervello ripesca le informazioni, riposte nei vari cassetti mentali. Come quando svuoti le tasche, una dopo l’altra.

«In Valtellina abbiamo una casa. Struttura in legno, vista pazzesca. La teniamo bene. D’inverno andiamo a sciare, d’estate qualche fine settimana. Ma è raro. Resta spesso chiusa.»

«Poi c’è la casa in Costa Azzurra. Tanta roba. Terrazzo sul mare, posizione incredibile. L’aveva trovata mia moglie. Un colpo di fulmine. Ogni tanto diciamo: vendiamola. Poi ci passiamo due giorni e ci rimane attaccata addosso. Non ce la facciamo.»

Un respiro profondo poi entra nel mondo professionale.

«Lo studio è nostro. L’abbiamo acquistato 10 anni fa con un leasing immobiliare da 1,2 milioni. Ormai è quasi finito. È stata una mossa fondamentale e lungimirante. Il mese scorso abbiamo chiuso l’acquisto di un altro immobile, perché vogliamo raddoppiare gli associati nei prossimi 5 anni. Un investimento da 800.000 euro. Serve spazio ed investimenti ad hoc.

Si appoggia allo schienale, ma lo sguardo è dritto.

«Poi c’è la società di famiglia. Mia sorella, mio cognato. Due immobili commerciali. Posizioni buone. Funzionano, incassiamo 1.200 e 1.500 euro al mese, senza particolari ritardi. Girano bene, siamo fortunati.

Le mani sul tavolo, penna in mano, quasi pronto a tradurre le parole in simboli, in disegni, in immagini concrete.

Sono tante cose

Flavio. Ne parlo poco, ma occupano spazio e in certi momenti pesano. Forse è il momento di razionalizzare, di mettere tutto in fila

Le cose ci sono. Ma dove sono?

Sai cos’è che mi gira in testa, ultimamente? Non tanto il valore delle cose, ma il tempo che ho davanti. E come usarlo

«Cosa intendi, Riccardo?»

«Ho 65 anni, ma non mi sento stanco. Anzi. Lo studio è in una fase propulsiva, come diresti tu. Clienti nuovi, belle sfide. E poi l’AI… stiamo investendo un sacco in tecnologia. Funziona. Sta cambiando tutto. Ma in meglio, è stimolante, quasi eccitante, per le prospettive di sviluppo che vediamo.

Intelligenza Artificiale

A noi serve per velocizzare i processi, per liberare tempo alla “strategia”, alla consulenza vera alle aziende, agli imprenditori.

Serve per toglierci dalle scartoffie e tornare a fare le cose che ci appassionano: analizzare, ragionare, stare con i clienti a pianificare il futuro

 

Altrimenti viviamo annegando nei numeri e nella burocrazia.

Sorride. Ma poi abbassa un po’ la voce. Non è tristezza, è attenzione.

«Però dentro di me qualcosa sta cambiando. Vivo questo momento di espansione e di soddisfazione professionale e nel frattempo, il futuro si materializza. E guardo lo studio… da fuori, con gli occhi professionali.

Vendo? Cresco? Allargo a nuovi soci e associati?

Silenzio. Poi riprende.

Il dubbio

«Magari, non oggi. Ma tra tre, massimo cinque anni, una decisione andrà presa.

C’è chi compra pacchetti clienti, lo sai. I numeri sono buoni. E una parte di me la ascolta intrigata: “ok, Riccardo, potresti anche portarti a casa il valore di tutto questo lavoro”.

Ma poi… continuo ad alzarmi con la voglia di fare. Quindi rimando

Guarda la penna che ha tra le dita. La gira, la rigira. La punta verso il foglio. Si ferma.

«Forse la questione non è smettere. È dare una direzione. Decidere come voglio arrivare ai prossimi cinque anni. E con che ordine dentro e fuori

Mi serve decidere dove sto andando. E poi, finalmente, mettere in moto il piano.

È ora di dare una direzione

Fa una pausa. Ma è breve. È carico, presente. È uno di quei momenti in cui la mente ha voglia di scaricare. E lo fa.

«A volte mi capita di pensare in sequenza.

Tipo: prima finisco il leasing. Poi chiudo la questione del secondo immobile. Poi vedo se ha senso consolidare la società di famiglia. Poi…, un cliente con l’urgenza, l’altro con la guardia di finanza in azienda, quell’altro che ha un piano fantasmagorico, ma senza sostanza, poi … mia figlia che mi racconta dei turni notturni, e la voglia di mettere la testa, davvero, nel mio mondo… svanisce nel riposante fine settimana.»

L'inizio

Fa un gesto con la mano, come a dire: è complesso, difficile. E lo accetta, a fatica.

«Non è una questione di tempo. È che non ho ancora tirato una linea. Una ”semplice” linea che separa ciò che funziona da ciò che va sistemato.»

Poi si zittisce un secondo. Guarda fuori dalla finestra, anche se non cerca niente. Si sta ascoltando mentre i pensieri attraverso le parole escono dalla bocca, si materializzano nelle orecchie.

«Per questo, oggi, voglio vedere. Intendo proprio vedere, toccare, su un foglio di carta. Tutto. Il patrimonio, le scelte, le implicazioni. Una fotografia.

Non per avere il controllo. Quello è una illusione.

Ma per la consapevolezza di conoscere le dimensioni e la stabilità del castello che ho costruito in tutti questi anni

Si gira con lo sguardo intenso.

«È come camminare di notte in una casa piena di mobili. Ti muovi, ma a ogni passo rischi di sbattere. Io voglio accendere la luce. E camminare guardando avanti.»

Ora so cosa ho

Si piega leggermente in avanti. Sposta la penna verso il foglio.

Per un momento non dice niente. Guarda.

Poi inizia.

«Allora, vediamo… Patrimonio immobiliare personale: sei immobili, 4 residenziali e 2 commerciali. Due fermi, due semi-attivi, due emotivamente ingombranti.»

I primi passi

Sorride appena. È a suo agio. Il patrimonio prende forma sul “foglio”, mentre la testa si alleggerisce.

«Studio associato: immobile quasi pagato. Nuovo immobile in acquisizione. Obiettivo: raddoppio associati e fatturato 2,5x. Proiezione: cinque anni. Sì, questa parte è chiara.»

Poi rallenta. Ma non per stanchezza. Per assaporare quanto realizzato finora.

«Società immobiliare. Società di famiglia. Due mondi paralleli che non si toccano. Funzionano, ma… non li ho mai visti insieme. Oggi è la prima volta che li metto sulla stessa fotografia.»

Fa una linea lunga sul foglio. Non serve commentare. Il gesto spiega.

«E poi c’è la liquidità. Quei 400.000 euro fermi, che mi guardano ogni volta che apro l’home banking. Non sono una sicurezza, non più. Sono una domanda: “Perché li lasci lì?”»

Un altro silenzio. Ma ora è diverso. Non è sospensione a mezz’aria, è consapevolezza che si manifesta in tutta la sua lucidità di pensiero.

«Flavio… vederlo così, tutto insieme, ordinato… È come se avessi svuotato una ventina di cassetti e li avessi messi su un unico tavolo. Non so ancora da dove iniziare. Ma almeno adesso vedo il mio patrimonio.»

È il punto di partenza, certo.

Adesso vedo. E mi muovo

Si appoggia allo schienale. Respira.

Ma questa volta non è stanchezza. È allontanarsi, per vedere con il giusto distacco.

La conseguenza

«Sai qual è la sensazione? Il rumore nella testa si è abbassato. E finalmente sento il mio pensiero pulito.» Le spalle sono leggere.

Scorre lo sguardo sul foglio. Lo accarezza con la penna. È tutto lì. Immobili, numeri, possibilità, idee. Niente ancora deciso. Ma tutto disponibile.

«Non ho ancora fatto un passo. Ma ora so dove poggiare il piede.»

Sorride. Non è entusiasmo. È una calma piena di energia.

«È come se fino a ieri fossi dentro un labirinto. E oggi, per la prima volta, vedo la mappa dall’alto. Non vedo ancora l’uscita. Ma so che c’è. E che posso trovarla

Poi alza lo sguardo.

«Adesso capisco cosa intendi quando dici: il punto non è sapere tutto. È scegliere da dove cominciare

Silenzio. Lungo. Bello. Pieno.

E lì, in quel momento, succede qualcosa.

Non si vede, non si tocca. Ma si sente:
Riccardo ha iniziato a camminare.


A volte basta appoggiare tutto su un tavolo per cominciare a vedere chiaro.
Non per sistemare tutto. Ma per fare spazio.
Se senti che è il momento, e vuoi farlo con qualcuno accanto, ci sono.
Con calma. Con rispetto. Come ha fatto Riccardo.

Flavio

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