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Flavio non c’è più!

Dic 23, 2022 | Personali

Dic 23, 2022 | Personali

16 dicembre 2022 leggo nelle anteprime del cellulare “è morto Sinisa Mihajlovic”.

No, non ci credo!

Porca vacca.

Che botta! Proprio lui. No! Ma come.

Una notizia inaspettata che ha bloccato i miei occhi sul piccolo schermo. Qualche lunghissimo secondo di smarrimento, di incredulità e di dolore. I miei occhi malconci mi tradiscono un’altra volta?

E invece no. È tutto vero.

È deceduta una persona “lontana”, senza alcun legame con me, neanche calcistico, zero. Un estraneo.

Mi domando, “come mai mi ha colpito così tanto la notizia della sua dipartita?

Qualcuno muore tutti i giorni. La mia reazione è “urca, mi dispiace per lui e la sua famiglia”, più un cinico “prima o poi tocca a tutti”. 3 secondi, poi il cervello torna a vagare su altri pensieri. Nessun coinvolgimento emotivo.

Questa volta è diverso. Qualcosa dentro di me viene colpito.

 

Un’altra volta, ancora un’altra volta, la vita mi sbatte in faccia la sua imprevedibilità. La sua dannata voglia di fare quello che vuole, quando vuole, come vuole.

Spegne la candela in qualunque momento, con un semplice soffio, senza negoziazione,

La vita è incerta, accettalo. Evita l’illusione, convivi con la realtà.

Mi dico e mi ricordo

Il guerriero è nudo

Sinisa lo “conosco” il 13 luglio 2019.

È seduto davanti ai giornalisti e ad una “fottuta” telecamera, toglie ogni velo, ogni schermo protettivo, emette parole che descrivono il suo dramma umano di malato di leucemia. Pronto per il trapianto di midollo osseo.

Vedo e sento tutto il dolore, la sofferenza e il coraggio di un uomo che “candidamente” dichiara di aver trascorso i primi due giorni dalla ”pronuncia della sentenza” da parte del medico, chiuso in casa a piangere, a disperarsi per il futuro che lo attende.

Immagino io, facendosi la solita drammatica domanda: “perché a me, cosa ho fatto per meritarmi questo?”

Un guerriero, sprezzante e arrogante nel modo di comunicare. Ostenta sempre la massima fiducia in sé stesso. Adesso scaraventa la corazza a terra e mostra tutta la sua vulnerabilità, così all’improvviso,

Boom

apre le porte della sua anima e del suo cuore

.

Scende al livello degli umani. È così simile a me e ad ogni altra persona. È vincibile e vulnerabile. È vero.

Mosso da una esigenza, da un bisogno personale, si mette a nudo. Diventa un uomo in carne ed ossa, il supereroe scompare. Ora è alla ricerca della forza necessaria per il feroce combattimento contro “la malattia bastarda”.

Parla a cuore aperto. Trafigge il mio petto e quello di tante persone.

“Sinisa. Sono con te”.

Inizio a tifare per lui, insieme a migliaia di altre persone che trovano ispirazione nelle sue parole.

Decine, forse centinaia di ammalati prendono nuova energia nella lotta quotidiana contro la loro malattia.

 

Sinisa ha “perso” la partita con la malattia. Ha vinto quella con la vita.”

Ha vissuto. Ha gioito. Ha lottato. Ha pianto. Ha provato dolori immensi.

Ha vissuto la vita. Ha incontrato la morte.

Ha guardato in faccia gli eventi, li ha affrontati, li ha “goduti”, con fierezza, orgoglio e passione.

Grazie Sinisa!

Mi insegni. Mi ispiri.

La mia storia

Questo evento ha ri-acceso le luci sul mio “nuovo percorso di vita”.

Inizia il 10 maggio 2010, quando entro in ospedale per accertamenti. “Stai qui 3 giorni con noi, ti facciamo qualche esame e vediamo di capire che cosa è successo, poi vai a casa.”

Un mesetto prima compaiono dolori sparsi lungo tutto il corpo, le caviglie sono grandi come due meloncini, il respiro è affannoso con se avessi 90 anni, la spossatezza è padrona dei miei bradipi movimenti, le braccia sul volante dell’auto sembrano in sala pesi da una settimana.

Una sofferenza.

Le due paginette dell’esame del sangue sembrano l’albero di Natale a Times Square, New York, da tante stelline compaiono sul foglio. I “valori sballati” vincono su quelli nei parametri, senza neanche scendere in campo. Sono di più.

Il dutur ordina il ricovero.

Nella trafila degli esami, passano i giorni, il cerchio si stringe, il medico del reparto di medicina generale del 6° piano mi dice: “linfoma o sarcoidosi, puoi andare a casa. Tra 3 mesi torni e vediamo cosa varia, così capiremo quale malattia ti sei beccato.”

No, doc. da qui esco con una risposta certa. Andiamo fino in fondo. Voglio sapere che cosa ho e di conseguenza che cosa fare per guarire. Appeso, in attesa della sentenza non ci resto.

Va bene.

Fai la video-toracoscopia, analizziamo i campioni dei tuoi polmoncini maculati e avremo la risposta al quesito.

Ok, procediamo.

L’esame è un intervento chirurgico. Anestesia totale. Mi trapanano il lato destro del torace, sgonfiano il polmoncino, da cui tirano fuori alcuni “pezzetti scuri” per l’analisi.

Un male porco, insopportabile al risveglio, respiro come un cagnolino affannato. Movimenti brevissimi. Ogni respiro è un dolore insopportabile. Tubicino nel naso.

Sono immobile nel letto alla ricerca di pace e di sollievo. Ogni minuto è una vittoria. Una lotta mentale per trovare il modo di sopravvivere a quella tortura.

La diagnosi è “sarcoidosi”, nulla di preoccupante e pericoloso. Fiuuuu, meno male!

Una malattia autoimmune di cui non si conoscono le cause. I “fortunati vincitori”, di solito, sono donne o persone viventi in ambienti umidi. Direi che non rientro né in una categoria, né nell’altra.

Piano piano miglioro, il dolore diminuisce, ma quella vacca di una pleura, non si attacca al suo polmone.

Il soggiorno trascorre lento, ho un drenaggio piantato tra le costole, come compagno di viaggio.

Nei primi 15 giorni in ospedale mi sono quasi divertito. Gironzolavo per i reparti, facevo la cavia per gli studenti. Quasi una vacanza.

Mamma mia

Gli ultimi 18 sono un travaglio fisico, emotivo e psicologico che testa la mia resistenza e la mia capacità di adattamento.

 

Il 12 giugno 2010, dopo 33 giornate di soggiorno, bianco come le lenzuola che mi hanno ospitato fino ad oggi, arrivo a casa.

Felice per la scarcerazione. Assaporo la libertà, annuso gli odori della vita e godo della protezione del tetto amico.

6 mesi dopo guarisco completamente. La malattia così come è arrivata se ne è andata. Misteri della vita.

Ad aprile del 2011 esco in bicicletta, per il primo giretto di ambientamento. Una fatica bestiale.

Fino alla tenera età di 43 anni, ho avuto “incontri occasionali” con i medici. I pernottamenti nelle strutture ospedaliere, ignoti.

Questa esperienza mi sbatte sul muso la fredda e amara verità: il corso della vita cambia da un giorno all’altro senza preavviso.

Il naufragio

Dal 2010 di passione, inizia il lungo viaggio verso il “vivere giorno per giorno” con serenità, godendo di quello che ho, senza portarmi lo zaino pesante dei problemi “inutili”. Accettando gli eventi. Aggiustando e modificando quello che è possibile.

I buoni propositi naufragano ben presto.

Le vecchie abitudini mi attraggono e il tran-tran riparte.

Dico spesso di “sì”, anche quando so già che è sbagliato, così le giornate si incasinano. Lo stress aumenta. Il nervosismo è sempre latente. La belva è pronta ad azzannare il nemico. Corro all’impazzata per fare tutto e magari anche qualcosina in più.

Tra il 2014 e il 2015 l’accumulo di stress, nel lavoro di manager, è insopportabile. Il corpo invia segnali di fumo. La confusione mentale regna sovrana. Prendere decisioni è una “via crucis”.

Le notti si allungano, le giornate sono una sofferenza.

Brutta storia

Il piacere e il divertimento scomparsi dai radar.

Alert! Semaforo rosso. L’allarme suona. Lo vedo, lo sento, ma sono impotente. Sommerso da un macigno pesante e soffocante, che mi blocca.

Senza alcuna consapevolezza, inizio a fare cose diverse.

Per lavoro conosco uno psicoterapeuta il cui obiettivo è aiutarmi a migliorare la gestione dei colleghi e dei colloqui con la concorrenza. Lo incontro 6 volte, parlo, ascolto, intravedo qualche timido spiraglio di luce. Molto tenue e in lontananza.

“Sono fuori come un balcone.”

L’emotività è alle stelle, la capacità di prendere anche le banali decisioni è ai minimi termini.

Ansia. “Paura di me stesso”. Chi sono, cosa voglio, in cosa mi sto trasformando.

Paura a chiedere una informazione ad uno sconosciuto. Paura a telefonare. Paura a chiedere alla commessa del negozio.

Una situazione complessa, difficile, opprimente. Sono destabilizzato. Traumatizzato.

Noooooo

Un’altra persona. Flavio non c’è più!

I primi cambiamenti

Nel frattempo, mi iscrivo d’istinto, senza riflettere, ad un corso per la gestione dello stress e della agenda giornaliera, attraverso le “mappe mentali”.

Mi presento rigido. Sulla difensiva. Poco incline ad ascoltare. Sono pronto solo a dimostrare che so già tutto, che sono bravo, che sono una brava persona.

Gli altri sono cattivi. Mi attaccano. Mi vogliono far fuori. Non mi capiscono. Gli altri valgono meno di me. Sono incompreso. Il mondo è brutto, cattivo. Io contro tutti.

Un Calimero aggressivo, ma terribilmente e pericolosamente insicuro di sé.

Con enorme fatica, impegno e sudore.

Un passo per volta, con i gomiti sbucciati.

Le idee tornano lucide. La nebbia fa posto ad un po’ di sereno dentro la testolina. Gli obiettivi professionali e di vita acquisiscono nitidezza.

Mi guidano, mi ispirano.

Piccoli progressi quotidiani.

Nel 2019 decido di mollare il ruolo manageriale, dopo un travaglio di 4 anni.

Nel cuore la decisione l’ho presa da 4 anni, ma la fottuta paura del fallimento, del cambiamento, del giudizio mio e del mondo mi hanno bloccato, fino a questo “momento magico”.

La svolta

Ho vissuto una vita che non volevo più. Senza alcuna pistola puntata alla tempia, “solo” per la mancanza di coraggio nel decidere.

Il 4 dicembre 2019 prendo appuntamento con il capo. Alle 14.30 gli comunico la mia decisione, serena e irreversibile, di cambiare vita. Scendo dal treno. Voglio fare solo il consulente finanziario, senza alcun incarico manageriale.

Sono lucido e timoroso. Sono nella stanza, ma nello stesso tempo, mi sembra che stia parlando “un altro me”. Boh, è una sensazione surreale, mai provata prima.

Esco dall’ufficio, sono leggero, libero.

Il passaggio di consegne e gli incontri con i colleghi sono pieni di serenità, di consapevolezza della scelta fatta. Sono felice.

Il futuro è nelle mie mani. Sono l’artefice e l’unico responsabile di ciò che accade nella mia vita professionale e in quella personale.

Mie le scelte, mie le conseguenze, mie le responsabilità.

E ora

Oggi, ho gli strumenti per vivere in equilibrio emotivo ogni singola giornata. ho un processo decisionale efficace, semplice: quale strada mi conduce verso i miei obiettivi?

Ciò che mi porta fuori traiettoria, riceve un cortese, ma deciso “no”.

Evito così di caricarmi di fardelli che mi farebbero deragliare o appesantire senza alcun beneficio.

Ho imparato a dire no, sia a me stesso che agli altri. Con consapevolezza.

Le decisioni strategiche le prendo con calma, a distanza di giorni e lontano dalle turbolenze emotive.

Cristallino

Ho le idee chiare sulla mia evoluzione professionale.

Questo sito, la newsletter settimanale, il team di lavoro con i 4 colleghi, la costruzione del network di eccellenti professionisti a supporto dei clienti, sono parte integrante del percorso.

Idee chiamano idee. Azioni funzionali provocano azioni funzionali. Attivo circoli virtuosi che alimentano la fiducia, l’autostima e la voglia di provare, di sperimentare, di trovare nuove strade da percorrere.

Il mio futuro lo costruisco giorno per giorno, un passo alla volta, senza l’ansia da prestazione, senza patemi d’animo. Con la consapevolezza e la fiducia di fare ogni giorno il meglio che posso.

Mi concedo il permesso di commettere errori, anzi con la fiducia che da ogni inciampo, imparo qualcosa di utile al mio percorso.

Il “gatto a nove code” della perfezione è nel cestino. La vocina “puoi fare di più”, è un rumore di sottofondo.

Lo stress compare in poche giornate.

Ho la serenità che ogni giorno è importante nella mia vita, lo voglio vivere.

Qualcuno lo vivo in pieno, qualcun altro a metà o meno ancora. Ma ho la ferrea volontà di impegnarmi ogni giorno per evitare di mettere nello zaino inutili pesi, che mi appesantiscono e innescano circoli viziosi.

Voglio vivere in equilibrio, godendo quello che ho e che incontro durante la giornata.

Voglio decidere sulla base di ciò che mi fa stare bene, senza timori, con il coraggio di mettermi in gioco e provarci.

Ho la voglia di provare cose nuove, per imparare qualcosa di nuovo su di me, per continuare a crescere ogni giorno fino all’ultimo respiro.

La data di scadenza non la conosco.

Quel giorno, spero lontanissimo, voglio dirmi: hai vissuto, hai goduto la vita, hai fatto il meglio che hai potuto. Chiudere gli occhi senza alcun rimpianto.

Ispirazione

Ho condiviso me stesso, come “inno alla vita”, per ricordarci che la vita è incerta.

Troppe volte la gioia è repressa, mentre il nervosismo e la rabbia durano settimane.

La litigiosità quotidiana ci allontana da noi stessi e dagli altri.

L’insoddisfazione è cronica.

Il serio rischio è quello di indossare una maschera, di “recitare una parte” come un attore, nascondendo se stessi dietro l’abito di scena.

 

53 anni sono pochi Sinisa, ma penso che tu li abbia vissuti.

Grazie per l’insegnamento e l’ispirazione che mi ha dato.

Flavio

Per un incontro conoscitivo, chiama il +39 347 2307963 oppure scrivimi.

2 Commenti

  1. Nanda

    Ciao Flavio, il titolo del tuo nuovo messaggio, mi ha fatto venire un accidente. Ai guai passati non ci si pensa più. Stai con noi che ti vogliamo bene. Auguri auguri

    Rispondi
    • Flavio Mason

      Grazie Nanda! Rimango volentieri con voi 🙂 Ciaooo

      Rispondi

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