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I figli non vogliono le mie aziende

Giu 21, 2024 | Protezione, Successione

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Busto Arsizio, 16 maggio 2024 ore 15.05

Suono il campanello dello studio di ingegneria di Paolo. Il ritardo di 5’ sull’orario concordato, mi brucia un po’.

Ho sbagliato il conteggio dei tempi di spostamento in macchina e di quelli per la ricerca del parcheggio, accidenti a me.

È il primo appuntamento.

Attenzione

È un ingegnere. Aiuto! La precisione tipica della professione mi mette in affanno

Vabbè.

Suono. Entro nella reception accogliente. La signora Ester mi accompagna nella sala riunioni.

L’ambiente è moderno, con tocchi di storicità.

2’ arriva Paolo. Business casual, mano forte, voce “corposa” e calorosa.

Il cartellino giallo per il ritardo è rimasto nel taschino.

Buongiorno Flavio.

L’ho cercata su indicazione di Giancarlo,

Il motivo

ho bisogno di fare chiarezza nel mio patrimonio personale. Sono anni che tergiverso

Il mese prossimo compio 70 anni. Il calendario mi impone di prendere delle decisioni.

Mi diverto ancora a lavorare. Ho delle idee che voglio sviluppare. Ho ancora un progetto aziendale in evoluzione.

Insomma, sono sempre proiettato al futuro. Creo business. Mi entusiasmo ad imparare “cose nuove”, ma la carta di identità, “mi mette difronte alla cruda realtà”.

L’eternità non mi appartiene, anche se sono “convinto” del contrario. Mi sento energico, creativo, ambizioso, nonostante qualche acciacco.

Giancarlo è anni che picchia il chiodo, per sciogliere qualche nodo, ma la mia ostinazione, mi ha permesso di rinviare l’argomento, fino ad oggi.

Patrimonio personale – Il punto di partenza

Ok, Paolo.

È necessario conoscere la situazione attuale del suo patrimonio.

Cioè?

  1. Quanti soldi ha. Divisi per i diversi strumenti finanziari
  2. Quali, quanti e in che percentuali possiede immobili
  3. Le partecipazioni nelle società
  4. La composizione della famiglia

Ullallà. Tanta roba.

Senza dati, senza informazioni oggettive qualunque discorso di pianificazione è inutile.

Parti da qui

È necessaria la fotografia della situazione attuale, per rilevare il punto di partenza con esattezza e minimizzare la probabilità di errore

Una falsa partenza avvicina il rischio della squalifica.

Nel suo caso, in assenza di dati certi e precisi, qualunque piano nasce monco o zoppo.

Bene Flavio. Di cosa ha bisogno.

La componente finanziaria la conosce solo lei, di conseguenza servono “i pezzi di carta” degli investimenti finanziari in essere, con il dettaglio dei prezzi di acquisto e il codice ISIN, per la corretta identificazione della “natura” dei diversi prodotti.

La strada

Io faccio una “interrogazione”, tramite una società specializzata, del “catasto italiano”, per l’analisi del suo patrimonio immobiliare

Così verifica subito la correttezza delle informazioni. Ogni tanto manca una casa o una quota di una casa ricevuta in eredità.

Basta un errore di trascrizione o una lettera sbagliata del codice fiscale e il “conto non torna”.

Il catasto riserva sorprese. Se del caso le sistemiamo.

Discorso simile per le aziende.

Recupero le informazioni sulle aziende partecipate dal suo codice fiscale, con i relativi dati pubblici, così delineiamo anche questo perimetro.

Mettiamo insieme le 3 “fette del patrimonio”, così i numeri sono chiari.

Ultimo step.

Resta aggiornato
su questo argomento.

Il “valore” della famiglia

Per i punti precedenti è solo questione di “azioni” e il risultato “arriva da solo”. Su questo punto, caro Flavio, la situazione è complessa e “dolorosa”.

I dati sintetici sono:

  • divorziato, con 2 figli quarantenni
  • convivente, con una figlia quasi maggiorenne

Situazione abbastanza lineare, o perlomeno che mi accomuna a tanti altri italiani in situazioni simili.

Vero Paolo.

La domanda

La “compagine famigliare” è abbastanza semplice

Cosa c’è sotto la superficie?

Silenzio.

Respiri profondi.

Una lacrima fa capolino nell’occhio destro di Paolo.

Momento intenso.

Sotto, c’è un gran casino.

Ho sempre vissuto con il mio quarto figlio: il lavoro.

La mia professione, le mie aziende, la mia ambizione.

La presa di coscienza

Ho dato benessere economico ai figli e alle mie due compagne di vita e poco più. Questo è un costo emotivo, pesante, che mi porto addosso da anni

L’ho sempre nascosto dietro “al fare”. L’impegno costante e continuo in idee, progetti, spostamenti, nottate in studio.

La famiglia al secondo o al terzo posto.

Brividi

Quando mi fermo, un attimo, come adesso, mi vengono i brividi

Tante soddisfazioni professionali e un “vuoto cosmico” nelle relazioni familiari.

Un padre con rapporti burrascosi, freddi o di “sfruttamento” da parte dei figli che in qualche modo fanno leva sul mio senso di colpa, più una ex moglie e una compagna con cui c’è scarsa comunione di intenti.

Leggi tra le righe, Flavio e capisci il magma che cova sotto la cenere.

Famiglia: dolori e desideri

Con Luca, il figlio maggiore, abbiamo tentato di lavorare insieme.

5 anni di lotte, stress e dissapori, poi per sua fortuna ha avuto il coraggio di dire basta.

Se ne è andato. Un pomeriggio non è tornato dal pranzo. Al mattino avevamo avuto il solito acceso “scambio di opinioni”. Esce a mezzogiorno con un paio di colleghi di studio. Dice che va ad un appuntamento.

Il giorno dopo mi ha inviato un messaggio: “sto bene. Non lavoro più con te. Mi cerco un lavoro. Ciao.

Per qualche mese non l’ho più visto, solo qualche scarno messaggio: “sto bene. Ciao.

Boom

Un tram in faccia, ho preso, ma l’orgoglio ferito, mi ha impedito di impegnarmi per riavvicinarlo, per avere un rapporto “normale”

Adesso ci sentiamo, ci vediamo, abbiamo un dialogo, superficiale, ma esiste. Appena gli parlo del lavoro e delle scelte che dovrei fare, la risposta secca e gelida: arrangiati! È tutto tuo, facci quello che vuoi. Non sono interessato. Evita solo di lasciare casini da risolvere.

Ho la mia vita. Ho la mia famiglia, non mi serve niente.

È un tuo problema.

Con Elena, la secondogenita. La musica cambia, ma il risultato finale rimane lo stesso: un gran casino.

Ci sentiamo spesso. Si interessa a me, mi chiama, mi racconta di sé, mi racconta dei suoi problemi, mi rende partecipe delle sue vicissitudini.

L’unica cosa che riesco a fare è aprire il portafoglio e semplificarle la vita.

Allevio il senso di colpa di tutti gli anni in cui non ci sono stato.

Ho acquistato la casa in cui vive con il marito.

Ogni tanto. Spesso. Faccio un bonifico. Gli permetto di vivere al di sopra delle sue possibilità economiche.

Non un grande affare. Né per me né, soprattutto, per lei.

Famiglia: chi vuole il patrimonio

Barbara, l’ultima figlia è giovanissima. L’ho avuta che ero già vecchio, siamo proprio di due o tre generazioni di differenza. Il dialogo è scarso.

La ex moglie e la compagna si odiano, non si parlano, non sono collaborative per nulla. Il mio zampino, anche qui, è pesante.

Si è così

Le mie responsabilità sono enormi

Il mio immenso problema nasce da questo disastro di vita familiare che ho creato e sfocia nella necessità, bisogno e desiderio di evitare il “big bang“, nel momento in cui mi “rinco” o non ci sarò più.

La volontà

Ci sono persone e famiglie che voglio che continuino a vivere con la serenità economica che hanno oggi

Persone che hanno creduto nei miei progetti, mi hanno assecondato nelle mie follie, sono state al mio fianco anche nei momenti bui e oggi sono indispensabili, per l’eccellente andamento delle 3 aziende in cui sono socio.

Ognuno di loro è un perno fondamentale su cui girano 6,5 milioni di fatturato e ricavi in doppia cifra percentuale.

Piccoli gioielli che, purtroppo, ruotano intorno a me e di cui nessuno di loro, né famigliari né collaboratori hanno la volontà e le necessarie attitudini per diventarne i “capi-azienda”.

Un problema immane, senza soluzione, perché la maggior parte dei clienti è legata a me. Nel momento in cui mi defilo, il rischio è che spariscano anche loro.

Le aziende hanno zero appeal sul mercato. Nessuno le acquista con questo “pericolo in pancia”.

Patrimonio familiare complesso: cosa fare

Quindi caro Flavio che si fa?

Paolo!

Dritto e crudo.

  • Qual è il suo scenario realistico?
  • Quali sono i pensieri reali dei componenti della sua famiglia e dei suoi collaboratori?

Glieli ho detti Flavio.

Nessuno vuole fare nulla.

Tutti in attesa che decida io qualche cosa. Come ho sempre fatto.

I parenti si aspettano la loro fetta di torta.

I ragazzi sperano che qualcuno “mandi avanti la baracca”, mantenga i posti di lavoro e permetta loro di vivere sereni i prossimi anni, fino alla pensione.

Uuummm

Sicuro Paolo?

Certo

Se vuole risolvere la situazione, sul serio e in via definitiva, nel miglior interesse suo, dei famigliari e di tutti gli stakeholders che ruotano intorno a lei:

  1. si siede al tavolo con ognuno di loro
  2. condivide la situazione attuale e lo scenario futuro, con i relativi “pro e contro”
  3. ascolta, senza alcun commento, i punti di vista di ciascuno, con le relative rimostranze
  4. chiede le aspettative, i desideri e il loro scenario ideale

Insieme, lei ed io:

  1. assembliamo le informazioni raccolte
  2. valutiamo le motivazioni e gli orientamenti di ciascuno
  3. troviamo le possibili soluzioni
  4. LEI decide cosa vuole fare.
  5. riunisce la famiglia al gran completo e la coinvolge nel suo progetto, con l’obiettivo di avere l’accettazione da parte di tutti del progetto
Consiglio di famiglia

Complicato. Doloroso. Necessario. Fattibile

Stesso “meccanismo” per i collaboratori.

Paolo è giunto il momento di affrontare il problema della organizzazione del suo patrimonio in maniera definita.

Prenda coraggio.

Lo faccia!

Io offro il mio supporto.

Flavio

Per un incontro conoscitivo, chiama il +39 347 2307963 oppure scrivimi.

2 Commenti

  1. Roberto

    Grazie Flavio, le tue sintesi e le tue analisi sono sempre oggetto di riflessione e di piacevole auto confronto
    Roberto

    Rispondi
    • Flavio Mason

      Grazie Roberto per il feedback.
      Sono felice che siano argomenti utili alla riflessione
      Flavio

      Rispondi

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